Baby Magic Trauma

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martedì, 30 novembre 2004

   "Ieri sera ho pianto. Ho pianto perché il processo grazie al quale sono divenuta donna è stato doloroso. Ho pianto perché non sono una bambina con la fede cieca di una bambina. Ho pianto perché i miei occhi sono aperti sulla realtà: sull'egoismo, sulla smania di potere, sulla mia creatività insaziabile che deve sempre occuparsi degli altri e non sa bastare a se stessa. Ho pianto perché non posso più credere e io amo credere. Posso ancora amare appassionatamente anche senza credere. Questo significa che amo umanamente. Ho pianto perché d'ora in avanti piangerò meno. Ho pianto perché ho perso il mio dolore e non sono ancora abituata alla sua assenza."

                    Anais Nin, "Henry & June"


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lunedì, 29 novembre 2004

Vanity Case

Vanità della vanità. Oggi vado a comprare i miei sogni. Tutto è vanità. La ragione che mi fa alzare dal letto la mattina.Il tempo non esiste e fiumi di attimi cadono sulla mia vita e non hanno alcuna importanza. I visi, i gesti, le sensazioni non sembrano sfiorarmi e non mi sfiorano. Il domani creerà altri attimi da dimenticare nell'oblio.


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sabato, 27 novembre 2004

Concetto di identità sessuale

   "Tra la ricchezza e l'intelligenza preferisco essere intelligente" parole che mi si sono incollate al cervello per la loro incoerente collocazione. Penso che la furbizia possa egregiamente sostituire entrambe. Mi diverto con il trucchetto salva scrocchi del pacchetto di sigarette vuoto, insegnatomi da un vecchio amico molti anni fa, mentre aspetto che il mio week end abbia inizio. Sono baciata da una Luna in Gemelli che mi dona energia nevrotica (ma sempre di energia si tratta) e vivacità intellettuale. La mia estatica amica dell'estremo ponente è in arrivo in città per una due giorni all'aroma di latte. Volente, per la compagnia, ma anche un po' nolente per la locazione. Nobile finalità, conoscere chi fa battere il cuore alla mia dolce compagna di sventure e, possibilmente esprimere un giudizio obiettivo. Capacità questa, l'obiettività, che viene completamene a mancare ad una fanciulla quando i suoi occhi sono burrosamente a forma di cuore. Se un ragazzo potesse solo immaginare cosa in realtà significhi essere presentato alle di lei amiche eviterebbe questo tipo di situazione. Il Milk appare quasi tranquillo, si sta spogliando del pubblico dei concerti per vestire quello dei balli, quando arrivo io. I due rampolli che devo esaminare giovano di una condizione astrale favorevole, anche se è la somiglianza a farla da padrone e io,  che non riesco a percepire come reale nessun bacio che non sia dato in prima persona (e a volte neanche quelli), scappo a buttarmi nelle danze. Attività che mi fa essere felice di non superare il metro e sessanta, con la testa di chi si sente nuda solo quando è carente il maquillage. Il ballo, persa la sua primitiva valenza erotica, diventa pura auto espressione. E se i Beatles nelle canzoni dei primi anni sessanta parlano di amore romantico e malizioso, Madonna in "Material Girl" afferma di aver smesso di cercare Mr Right. Sentire evidentemente comune nella sala, anche per chi sembra avere occhi a forma di cuore come la mia protetta. Un mio amico psicologo mi ferma per condividere con me la sua idea che alla maggior parte dei presenti manca tanto quanto una falange per essere dall'altra sponda. Ed entrambi conveniamo che sembrano tutti avere bisogno di una violenta scudisciata. Mi dispiaccio della mia mancata bisessualità. Nella vita bisognerebbe provare più sapori possibile, ma il sapore di donna proprio non mi piace, anche se le donne sembrano più succubi del mio fascino rispetto a quanto sembrano esserlo gli uomini. E non solo le amiche che in pubblico mi stringono più forte di quanto facciano con i fidanzati. Istigata dal mio conoscente dotto in mente umana, sento di aver trasformato il mio venerdì sera in un viaggio nei comportamenti umani. Rapporti come equazioni di sentimenti direttamente proporzionali alle reazioni, innescate più dall'alcol che dagli ormoni. Anche se ho sempre frequentato scuole quasi prettamente femminili (o forse proprio per questo) riesco a percepire che il mio livello di testosterone è più alto della media. Forse è colpa degli omogeinizzati che ci davano da piccoli, o delle proteine in cibo geneticamente modificato. Balli sempre più distanti, a volte preoccupantemente vicini, prima di fughe che seguono a baci a nicotiniche mani. Fanno sempre piacere. Smetto di vagare, sia per la stanchezza sia perché la musica non mi da soddisfazione. Continuo ad osservare dallo sgabello vicino all'entrata. Gente che arriva con aria piena di speranza, o con la maschera dell'abitudine, o con il nulla dipinto sulla faccia. Il mio sguardo che sembra ubriaco su uscite fragorose, che forse portano ad altri posti e ad altri sogni da realizzare. Prima delle tre realizzo di aver raccolto abbastanza materiale umano, e mi incammino verso casa.


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giovedì, 25 novembre 2004

Una di quelle giornate in cui la testa si sente qualche metro più in alto rispetto alla sua geografica collocazione. Non riesco neanche a capire se nei giorni passati ho prodotto o no. Solo quando guardandomi allo specchio, disconoscendo quello che vedo, capisco che forse la risposta è si, contando la stanchezza nei solchi delle occhiaie che provo a nascondere rimanendo impotente. Dalla sopraelevata, l'atmosfera è surreale, il sole forte filtrato attraverso la nebbia regala al porto un'atmosfera nordica. Oggi mi capitano i compagni di lavoro ideali, flemma coatta, pinguedine di mezzetà, buona forchetta e accaniti fumatori. Alla Fiera una cozzaglia di stand dall'ordine incomprensibile. Apologia e apoteosi dell'istruzione, quel che ho potuto capire nei brevi momenti in cui il mio cervello planava a terra. Ma nelle orecchie suona ancora la compilation new romantic da due sterline ascoltata mentre mi preparavo. Ipercinesi alternata ad alienazione nel mio monologo interiore senza interruzioni. Nel salone adibito alle scuole superiori orde di ingrati ragazzini che inseguono la telecamera, uno di loro mi ferma, "se saluto alla telecamera mi mandi in onda?", io, con la voce più antipatica che sono capace di avere, "bravo! Hai capito il modo migliore per NON apparire in TV". Torno a casa piena di gadget del ministero dell'istruzione e del ministero delle politiche sociali. Idea di bruciare tutto, i soldi dei cittadini spesi inutilmente. Regime.


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mercoledì, 24 novembre 2004

Sin dal primo momento in cui ho tenuto in mano una penna ho pensato che qualsiasi cosa avessi potuto scrivere, questa avrebbe parlato di me. Dalla sintassi, alla punteggiatura, i trattini sulle t, i puntini sulle i, potrei scrivere di un maialino a pois sulla Luna e parlerei di me comunque. Ritrovata questa consapevolezza, che fare? Uccidere questo neonato piccolo pezzo di rete o accettare la sfida?


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martedì, 23 novembre 2004

Breakfast Playlist

         (words are very unnecessary)

Il risveglio influenza in maniera decisiva la giornata. Forse la colazione ancora di più. Quando si è indecisi se riaddormentarsi nel viaggio tra la camera da letto e la cucina, le cose da tenere presente possono essere molte, forse troppe. Il piccolo esame di coscienza in cui decidere se la fretta è indispensabile o no. Limitare il più possibile qualsiasi contatto umano in particolar modo il dialogo. Altrimenti può infrattarsi nel cervello l'idea di comprare quello stupendo set di coltelli Miracle Blade in vendita nelle reti commerciali, ma non per usarli in cucina. "L'ultimo set di coltelli che comprerete nella vostra vita", perché il resto potreste passarlo in gattabuia. Immagine che si instaura nella mente anche dopo una breve occhiata al tg della mattina. Versando nella pentola il litro d'acqua per fare il tè, meglio passare ai canali musicali e ai visini carini di Alicia Keys e Jossie Stone o al trip di Gwenn Stefani con cui scopro di condividere un altro mito oltre a Jean Harlow. Il caffé che fischia e la battaglia di ogni giorno della pazzia e del dominio è attorno a me. Il conto di quanti biscotti, cereali e frutta avrà bisogno il mio metabolismo per la giornata e mi passa quasi la fame, udendo le voci di pazzia e dominio. Mi innaffio di Earl Gray. Remix di Enjoy the Silence, gonfiata di sintetiche chitarre. Mi fa piacere anche se, ovviamente, preferisco l'originale "danzereccia", che con il suo andamento dolce, suadente e sensuale e con il suo meraviglioso testo (significato in parole brevi "sto bene: non rompetemi il cazzo!") è una delle mie canzoni preferite. Leoni marini che saltano su un materasso ad aria, dose tripla di caffé. Forse la battaglia è finita, e il dialogo può iniziare.


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lunedì, 22 novembre 2004

Episodio di salute

Forse sto invecchiando: non riesco più a finire le frasi, l'assimmetria del mio viso è sempre più evidente. Idea positiva: tagliarmi i capelli, dopo aver assistito al disgusto provato dal parrucchiere della MSC nel pettinarmi; mettermi a dieta solo per rendermi conto di essere ancora capace di concentrarmi su qualcosa. Carattere positivo: solo una delicata posologia di depressori del sistema nervoso centrale. Strane casualità: una piccola bruciatura di sigaretta a forma di cuore sull'avambraccio sinistro. Una cicatrice sul polso destro in cui con molta fantasia si può leggere la scritta "ME". Sogno: essere solo l'incubo di un bambino che deve ancora nascere. Prendermi per prendermi, acchiapparmi per acchiapparmi, maggiormente recettiva quando la Luna è nei segni d'Acqua. Ritornato di moda l'elettroshock e il suo valore terapeutico. Forse l'unica cosa capace di disinnescare la stasi delle mie sinapsi e rendere i miei neuroni di nuovo attivi. Carattere razionale. Incapacità di ricordare i sogni. O forse ho solo smesso di sognare....


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domenica, 21 novembre 2004

Montecarlo

Venerdì sera in una stanzetta d'albergo nella periferia di Mentone, realizzo che non ho ancora avuto i profumi e i balocchi.Ragioni che mi hanno fatto prendere con entusiasmo questa due giorni di lavoro rivierasca. Quando due settimane fa lessi che il 18 in Francia si apriva con gran feste la stagione del Beajoulais Noveau, sentivo che per quell'occasione sarei stata oltralpe. La chiamata di lavoro che conferma i presentimenti arrivò solo qualche giorno fa. Madame ci vuole venerdì mattina alle 9 a Montecarlo per la Fete Nationale del Principato. Situazioni adorabili incantevoli. Frequentare questo mondo mi diverte, perché mette alla prova la mia capacità di stare al gioco. Qualsiasi esso sia. Vivere da ospite una realtà ridicola con cui non divido nulla e non ho nulla da voler dividere, ma perfettamente capace di fingere di farne parte e apprezzarlo. Giovedì, tardo pomeriggio, armi e bagagli, partenza. Mentone dopo due ore. Fumosa creperie nel centro storico, cena iniziata con una verre del tanto sognato Beajoulais Noveau, provabilmente imbottigliato meno di ventiquattro ore prima. Crepe innaffiata da due bottigliedi cidre brut. Nella stanza d'albergo omaggio la superiorità dei francesi: bollitore con scelta di caffé, té, tisana alla verbena per rilassare il mio stomaco. Non uno, ma ben due posaceneri di vetro, uno trasparente e l'altro blue Klein (nell'albergo ad Alba dallo stesso prezzo in cui sono stata due settimane fa ho dovuto usare un bicchiere di plastica) . Nel bagno quantità inbarazzante di asciugamani, kit di bellezza per uomo in omaggio (una donna si porterebbetutto dietro). Aria lasciva e maliziosa delle caramelline sul comodino, mi fan pensare che il libro in dotazione nel cassetto ("Sylvie", autore scordato) potrebbe essere sia la Bibbia che De Sade (non conosco il francese). Notte insonne, forse per il cavolfiore e la panna che si ribellano nel mio stomaco e nel mio cervello, o forse la mancanza di luce dei lampioni che entra dalle persiane e di forte vento che di solito violenta la mia casa, elementi senza i quali a volte stento a prendere sonno.

Al risveglio ho il vago sospetto che la giornata potrebbe piacermi. Raso nero, scarpe a punta, occhiali Gucci, faccia da culo e sono pronta per uscire. Andare a prendere Madame, mi commuovo guardando i piccoli palazzi belle epoque degli antichi fasti (qando questa era solo una meta turistica) spersi tra orrendi grattacieli costruiti per permettere a più italiani, tedeschi e russi possibile di avere la cittadinanza qui. Basterebbe che una legge impedisse agli italiani di non poterci portare capitali, così come è in Francia, e Montecarlo ritornerebbe ad essere un borgo di pescatori. Destinazione Monaco Ville, rimasta intonsa come in epoca Liberty, fuori dagli scempi edilizi, con le stradine che portano il nome "carrugio", quasi a casa. Atmosfera tra operetta di Léhar e commedia di Lubitsch. Piazza del Palazzo bardata a festa, losanghe bianche e rosse ovunque, anche sui cani. Strambo repertorio della della banda nazionale, che non potendo vantare brani come "Il Piave mormorò" e simili esegue pezzi swing, "I Build a Starway to Paradise", "Something Stupid", New York New York". La fanfara scozzese suona il valzer delle candele e quel che non ho riso prima lo rido ora, cornamuse su un pezzo natalizio in un novembre a maniche corte. La fanfara scozzese è però composta da poliziotti dell'Illinois, alcuni dei quali passeggiano in divisa accanto ai colleghi di Borghetto Santo Spirito e allora decido di smettere de pensare. Dopo qualche ora l'ora d'aria, corro dall'altra parte del Principato, in Avenue Princesse Grace per vedere il Musée National (!) de Poupées et Automates d'Autrefois. Ma dopo due anni di corteggiamento neanche oggi riesco a vederlo. Perdo la speranza, ma anche se non riuscirò a vederei balocchi non importa, dato che sono gia nel paese dei balocchi. Domani avrò anche i profumi. Quasi in trance da rincoglionimento per la notte insonne e per il troppo sole a cui non sono abituata, decido di raggiungere Madame nell'appartamento che le è stato prestato. Villetta anni '30 in Rue Bel Respiro. Quadri del Canaletto appesi ai muri, più bagni che camere da letto. Ma perché al mondo c'è gente che ha così tanto? E perché prestano le loro case con così tanta facilità? Madame si ritira a dormire, mio padre si accaparra la poltrona massaggio solo perché per un attimo mi ero distratta. Vorrei sfogarmi sulla tastiera Yamaha 5 ottave con campionatore ed effetti ma l'assenza di cuffie mi inibisce. Mi rimane solo da leggere Vanity Fair nel salone Roccocò. Poi passo a un libro sull'iperealismo americano, per poi andare a spodestare mio padre dal trono godurioso. Se avessi una poltrona del genere sarei una persona migliore. Ma di sicuro mi costerebbe meno comprare un balinese in carne e ossa da tenere nel ripostiglio. Nulla mi può staccare da quelle mani forti che fuoriescono dall'ecopelle nera se non una birra Desperados che mi aspetta nel frigo, ma è ora di tornare al lavoro.

Al Grimaldi Forum tutti in gran toilette e io nel mio tailleur nero rido dentro. Abiti da sera, tuxedo, velette, stole. Forse mi piacciono proprio perché non devo farne parte. E i sorrisi falsi che elargiscono io non devo farli tutti i giorni. Sacrifici di visoni, volpi, ermellini e cincillà per dichiarare uno status di appartenenza che si eleva alla semplice borghesia. Ma dopotutto, solo uno squallido fenomeno antropologico da guardare con distacco.

Tornata a Genova, un sabato sera nei vicoli, mi disintossica da tutto ciò.

I) A Montecarlo c'è gente che di mestiere fa il "consumatore". Ovvero consuma gas, elettricità e acqua per far risultare su tabulati che chi dichiara essere residente lo sia davvero

II) In Francia i generi cosiddetti di lusso non sono considerati tali ma alla portata di tutti

III) Il Beajoulais Noveau non è poi sta gran cosa

IV) In Francia non c'è Sirchia e se ci fosse gli avrebbero gia fatto il culo nero

 


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sabato, 20 novembre 2004

Per Honivas (e altri che chiedono di svelare l'arcano)

Anni fa mi capitò di tenere dei bambini, ripensandoci-abbastanza intelligenti. Durante la merenda si divertivano a inventare mentalmente giocattoli assurdi (ma non troppo assurdi vista l'evoluzione del concetto di ludico a cui stiamo assistendo). Mi colpì l'idea di una bimba che inventò "Baby Magic Trauma": una bambola che si ammala, cade, si fa del male. Insomma, questa bambola bisogna curarla, incerottarla, bendarla, ma continua imperterrita a farsi del male. Sarà che in quel momento mi sembrava una vera metafora della mia vita, che questa sigla efficace diventò il titolo di una mia canzone (posterò il testo quando lo ritroverò) e per breve tempo anche un cortometraggio surreale che scrissi due anni fa ebbe lo stesso nome.

Des Esseintes è solo un piccolo vizio dell'ego di sfrenata decadenza. Quando lessi il romanzo di Huysmans mi tornarono in mente i vividi sogni che facevo da bambina, di diventare un' eremita dell'edonismo. Ma con l'adolescenza cambiai idea, capendo che la bellezza la si può trovare ovunque e soprattutto all'esterno, che forse la vita non esiste solo per ferirti, e che, qualche volta, qualche tuffo nella melma può essere molto piacevole.

 


Postato da: des.esseintes a 18:34 | link | commenti

giovedì, 18 novembre 2004

It's A god-awful small affair

To the girl with the mousy hair

But her mummy is yelling "No"

And her daddy has told her to go

But her friend is nowhere to be seen

Now she walks through her sunken dream

To the seat with the clearest view

And she's hooked to the silver screen

But the film is a saddening bore

For she's lived it ten times or more

She could spit in the eyes of fools

As they ask her to focus on

                                                David Bowie, "Life On Mars?"


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