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Piccoli esorcismi quotidiani
Ogni giorno mi stupisco di progressivi miglioramenti ai quali sto andando in contro. In parte sono di imperturbabile indifferenza nei confronti di situazioni che in un passato neanche troppo lontano avrebbero potuto lacerarmi l'anima. Principalmente un senso di glaciale e sereno distacco nei confronti di tutti quei momenti che portano ad una distruttiva considerazione della propria persona. Sento forte brezza di cambiamenti, e per quanto io odi i cambiamenti, mi sento in grado di affrontarli, negativi o positivi che possano essere. Quando penso all'enorme fragilità che la maggior parte delle persone prova nella considerazione del proprio io mi sorge un dubbio. Sfatando quello in cui ho creduto e lottato nel primo periodo della mia esistenza e decenni di pedagogia, mi chiedo se non sarebbe stato meglio se ci avessero riempito di botte da bambini. Una delle conclusioni a cui sono giunta in anni di masturbazioni mentali è che la comunicazione verbale a scopo cognitivo e costruttivo è qualcosa di completamente inutile. Forse i moderni (ma neanche più tanto) metodi educativi, basati sulla spiegazione e sulla comprensione da parte del bambino dell'errore commesso e sulla negazione della punizione possono portare ad una fortissima interiorizzazione di un senso di colpa che il giovane cucciolo d'uomo porterà con se tutta la vita, mutandolo di volta in volta con la crescita in insicurezza, depressione, senso di inadeguatezza, fino a comportamenti masochistici e autolesivi. Io di botte e castighi ne ho avuti pochi, ma ammetto che li ricordo benissimo tutt'ora e ricordo benissimo di essermeli meritati. Il ricordo di una sfuriata che mi faceva pensare al mio errore commesso e mi obbligava ad indagare dentro di me e il mio comportamento è molto più doloroso di uno schiaffo silenzioso. Forse è solo una questione di catarsi, attraverso la pena e il dolore il bambino impara a non ripetere l'errore influenzando solo la sfera comportamentale lasciando intatta (a lungo termine) la sfera emotiva, perché questa è gia stata "purificata" attraverso il castigo. Non so quanto questo discorso possa essere utile per l'unione famigliare, provabilmente se avessi preso molte botte da bambina avrei maturato forte odio nei confronti dei miei genitori, avrei portato le mie graziose chiappe via di casa raggiunta la maggiore età e il giorno in cui i due sanguinari fossero diventati decrepiti li avrei chiusi in un ospizio di infimo livello e buttato via la chiave. Ma forse avrei maturato una rabbia energica e vitale. Ma tutto questo discorso è inutile, in quanto, dopo il mio turbolento esordio nel mondo, mi trasformai molto presto in una personcina dai modi garbati e dal grande buon senso. Le uniche cose in cui ero attaccabile e ampiamente attaccata erano i miei voti in matematica e la mia precoce inclinazione all'ignavia e al disfattismo. Sottopongo la questione a colei che più di chiunque altro ne ha a che fare-mia madre-che oltre ad essermi stata da genitrice, in quanto insegnante compie la funzione di educatrice. Molto restia a rinnegare il suo pensiero in fatto di educazione da la maggior perte delle colpe alla mancanza di voglia e tempo da parte dei genitori di educare i figli. Ma il peso più grande nella creazione di animi fragili, insicuri e depressi, ancora una volta, lo da alla società. Con troppi obblighi e poche certezze. Oppure, a mio parere (e mi dispiace dirlo) a un'eccessiva moltitudine di possibilità, che nella maggior perte dei casi diventano veri obblighi. Il dover essere vincenti, il dover essere ricchi, il dover essere belli, il dover essere felici. A questo punto mi chiedo, sarà la ricerca della felicità la nostra condanna alla tristezza?
"I want to be the girl with the most cake..."
non ho mai capito cosa voglia significare. forse non lo capirò mai. ma so che lo voglio anche io
Retti da Giove, dominati da Nettuno, protetti dalla Luna. I due pesci che notano schiena contro schiena. In direzione opposta. Ma legati e obbligati a nuotare assieme. Oggi il Sole inizia il suo annuale transito in questo segno. L'ultimo segno. Sinceramente, la cosa non mi fa stare benissimo.
Le poche e non certo esaltanti uscite serali della settimana scorsa. Dalle quali è nato il fioretto per la settimana ancora in corso. Uscire tutte le sere (anche se devo ammettere che martedì ho sgarrato-troppo stanca). Purtroppo il giuramento tendeva a fare a botte con la mia indolenza nell'obbligare le persone a seguire le mie strade, amplificato con una notevole misantropia che offusca vagamente la mia visuale da qualche giorno a questa parte. Il cinema mi ha permesso di portar a termine le mie promesse. Bello fu ieri andare al cineforum. Proiezione rara, "Ultimo Tango a Parigi", la sala dell'America strapiena, io ultima arrivata, obbligata a sedere per terra ma la cosa non mi ha dato fastidio. Ma il bello di vivere in una città in cui è facile conoscere tutti mi permette grandi cose. La gente solitamente odia il sentirsi soli nella folla. A me piace perché mi fa sentire libera. La folla difficilmente mi disturba, tra tutte la preferisco più variopinta possibile. Amo anche sapere di non ispirare fiducia, credo che questo faccia in modo da rendere impossibile l'odiarmi.
Ieri si è spenta Suor Lucia de Jesus dos Santos. Mai come in questo caso nome fu più profetico. Infatti questa suora dal volto luminoso e rasserenante altra non fu che colei alla quale apparve la Madonna il lontano 13 Maggio 1917 per la prima di un paio di volte. Fu fortunata, penso, arrivò all'invidiabile età di novantasette anni. Cosa non comune a chi succede quello che a lei è successo. Ad esempio i suoi fratelli e i suoi colleghi (nel senso di pastorelli) di Lourdes vantarono un'esistenza terrena più limitata. Mi sono sempre chiesta perché la Madonna appaia sempre a persone di età molto giovane, fede cieca, spessore culturale quasi inesistente e residenti in piccolissimi centri rurali. Lungi da me fare discorsi di stampo classista, ma se la Vergine apparisse, che ne so, al redattore de "L'Ateo", ad un iscritto all'UAAR, a me o a Noami Campbell sulla passerella durante una sfilata di Vuitton potrei smussare il mio scetticismo. Questi sono i lati che furono spesso inquietanti per me della religione cristiano-cattolica. Ricordo che quando frequentavo le scuole medie, in maniera molto anticostituzionale, nella mia scuola non era abilitato il servizio di "attività alternative all'insegnamento della religione". Così ogni giovedì dovevo sopportare anch'io l'ora di religione. La mia insegnante, donna giovane, simpatica e dal gradevole aspetto, era totalmente ossessionata dal sovrannaturale, quando ovviamente giustificato dall'intervento divino. Ci mostrava ore di video su apparizioni varie, testimonianze di dialoghi con il Supremo, guarigioni miracolose, visioni dal coma, "tunnel luminosi". Insomma una sorta di opera omnia di "Misteri". A me il sovrannaturale inquietava. Credevo in maniera animista e molto personale nei cosiddetti "fantasmi", presenze che potevano trovare la loro giustificazione dalle leggi della fisica. Queste invece mi incutevano timore. Avevo paura potesse succedere anche a me. Avevo paura che quello 8in cui non credevo potesse rivelarsi vero. poi capì che il mio peccato originale, ancora integro nella mia fronte, mi vaccina da tutto questo. La cosa che mi inquietò di più fu quando la professoressa parlò della Sindone come fenomeno totalmente divino e soprannaturale. Nelle sue visionarie lezioni diceva del come potesse essere possibile che da un momento all'altro questo telo potesse iniziare a muoversi e vivere di vita propria. Quel givedì notte fui veramente nervosa. Avevo paura di abbassare le ciglia per poter incontrare quell'inquietante visione. In bagno mi lavavo la faccia prima di andare a dormire, cercando di togliere più velocemente possibile il sapone dagli occhi per poterli riaprire prima possibile. In quei brevi attimi mi immaginavo Gesù con la veste bianca e le braccia rivolte al cielo e un'aura azzurrina attorno che entrava nel mio bagno e mi accoppava da dietro. Non riuscivo a dormire, non volevo dormire. Avevo paura che quelle immagini di supremo dolore mi torturassero per tutta la notte. Sfinita mi addormentai contro la mia volontà. Sognai Lady Diana, da poco deceduta, vestita di bianco che teneramente mi accarezzava la testa.

Mi ero dimenticata che è stato carnevale...
Caroline says that I'm just a toy, she wants a man not just a boy. Caroline says.
Caroline says she can't help but be mean, or cruel, or oh so it seems. Caroline says.
She says she doesn't want a man who leans. Still she is my Germanic queen.
Yeah, she's my queen.
The things she does, the things she says. People shouldn't treat others that way.
But at first I thought I could take it all.
Just like poison in a vial, she was often very vile.
But of course, I thought I could take it all.
Caroline says that I'm not a man, so she'll go get it catch as catch can. Oh Caroline says.
Caroline says moments in time can't continue to be only mine. Oh Caroline says.
She treats me like I'm a fool. But to me she's still a German queen.
She's my queen.
L'odore dei libri nuovi, l'odore dei capelli per troppo tempo obbligati dentro il cappello, l'odore della neve che anestetizza tutto, in quel pezzo di periferia appena usciti dallo svincolo autostradale. E ancora l'odore del piccolo locale in cui faccio yoga. In cui si percepisce forte lo sforzo. Muscoli che si allungano e vertebre da appiattire. Un respiro e il dolore sparisce, non lo senti più. La mia testa la sento scoppiare. Mentre butto sul letto innumerevoli quantità di medicine per decidere quale sarà la posologia che mi farà stare meglio. Nel week end mi sarebbe piaciuto rinchiudermi in un bagno turco pieno di profumi e oli, vapori acquatici. Mentre giro alla mostra sulla moda, con Moleskine e matita in mano, alla ricerca di ispirazione. L'inquietudine che mi prende ogni volta che passo in Via Fiume. La mia impazienza che mi fece passare un brutto pomeriggio quattro anni fa. Nel momento in cui avevo paura delle mie stesse paure. Il momento che mi fece capire che il fondo era stato raggiunto, e potevo risalire. Le ferite ancora fresche che avevo in quel momento ora non si vedono più. Ora che tutte le mie paure di allora sono diventate concreta realtà sono più tranquilla. Non più abbandoni, solo conferme. Alla fiera di antiquariato tutti scappano alla vista di quello che non potranno mai avere. Ma la vista di ciò che è inutile mi commuove. La linfa del mattino rinvigorisce il mio sangue e ogni giorno il mio specchio ammira un'espressione diversa.
I pezzi mancanti del puzzle. Cucire le perline saltate via. Colla sui cocci. La mancanza di qualcosa che posso aver conosciuto in passato. Ma non ricordo cosa. Ora arriva, mi raccoglie dalla pozzanghera. Mi medica le ferite e mi dice di stare attenta a non prendere freddo, perché potrebbe farmi male. Mi accarezza i capelli e con l'altra mano mi da uno schiaffo. Per bruciare via il demone dalla mia testa. Come succede da almeno vent'anni. Ma non è ancora cambiato niente.