allucinazioni tinta pastello
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Odio disfare la valigia. Mi piace, quando torno da una vacanza, lasciare un po' di alone di questa attorno a me. Il mio trolley giallo è riposto nascosto sopra l'armadio come è sempre quando non utilizzato, ma ho voluto aggiungere al mio solito disordine uno nuovo che possa ricordarmi in ogni momento Amsterdam. Quando viaggio do il meglio della mia personalità, mi sento una persona migliore. Voglio tenere questo vicino a me per più tempo possibile. Biglietti di qualsiasi mezzo di trasporto, riproduzioni di quadri in cartolina, liquirizia salata, sono sparsi sul pavimento di camera mia assieme a notevoli quantità di scarpe e borse di ogni tipo, la borsa del cucito, pantaloni da accorciare, magliette vecchie da rinnovare con pizzi neri olandesi. Pigramente me sto a letto con le persiane abbassate a leggere qualsiasi cosa che mi capiti tra le mani avvolta nella mia solita nuvola di polvere, incensi, nicotina e matasse di pelo nero della mia gatta. Guardo la mia faccia provata dalla cucina ipercalorica del nord nello specchio della trusse compatta di Lancome, ultimo acquisto all'Aereoporto di Schipol prima dell'imbarco, un oggetto di culto posseduto dalle eroine di molti racconti che ho letto e di molti racconti che ho scritto e che ora possiedo anch'io. Picchietto in maniera apparentemente casuale le poveri opache e chiare sul mio viso, giro attorno a i fianchi un piccolo pezzo di storia della moda anche se la mia voglia di superare l'uscio di casa e vedere quello che c'è fuori è nullo. Mi cullo nella mia intollerabile insopportabilità, salmodiando leit motiv noiosissimi che mi divertono come una pazza. Ma poi Genova mi fa vedere il suo lato migliore. Arrivo all'arci già ubriaca e logorroica e prima della fiaccolata mi coccolo con altro vino rosso, la strada per Via Trento sembra lunga. Le testimonianze e i canti si uniscono al vino e mi viene da piangere. Ma vicino a me c'è una bambina, abbronzata coi boccoli biondi, mezza addormentata tra le braccia dei genitori e mi ricorda me da bambina. Tolgo una rosa bianca dal mazzo che mi hanno regalato e gliela regalo. Ma prima, tolgo le spine.
Il metrò corre a velocità costante veso la periferia. Ad ogni fermata mi stupisco del lindore delle pareti alle quali cerco di leggere il nome della stazione, offuscate dai riflessi dei vetri. Attorno a me c'è una popolazione variegata e multietnica. Chiudo il libro comprato a Charing Cross Road infilando all'altezza della pagina che ho appena finito di leggere uno dei miei segnalibri d'emergenza preferiti. Un flyer di un locale di Camden Town con la foto di David Bowie periodo glam-Ziggy Sturdust. La metropolitana è arrivata al capolinea, esterno come molte stazioni della periferia ovest di Londra. Scendendo dal vagone scontro contemporaneamente una donna che sta salendo e una che sta scendendo e naturale mi esce un flebile "I'm sorry". Mi metto a ridere mentre una solare Rivarolo si affaccia a me. Ma sono forse solo a metà percorso. Il problema non è quanto tempo ci metterò ad arrivare a San Quirico, ma se la saprò riconoscere, spersa così tra Bolzaneto e Pontedecimo, tutti posti della mia citta quali la mia conoscenza è prossima allo zero. Gente che scende e gente che sale. Ma sono abbastanza contenta. Ero convinta che dopo gli attentati di Londra la gente sarebbe stata ben lontana anche dalla metropolitana di Genova, ma non è così. Prima di uscire di casa il tg diceva che da oggi sono stati potenziati i controlli negli eareoporti olandesi. Domani, scesa dall'eaereo già mi vedo colpita dal terrorismo. Anzi dalla mania anti-terroristica. A stare chissà quante ore ferma all'aereoporto mentre controllano i documenti a mio padre, già dall'aspetto abbastanza mediorientale che quando è abbronzato viene scambiato per turco pure dai turchi in Turchia. Si, domani parto per Amsterdam. Parto con la speranza di sfuggire dall'afa quando forse sfuggirò solo dal sole. Parto con la voglia di vedere cose che ho già visto ma di vederle meglio. Con la voglia di sfuggire dai miei problemi anche se parte di questi sono miei compagni di viaggio. Con la sadica fantasia di drogare mio padre senza che se ne accorga, guardanolo da sobria (ai miei tempi si diceva "brilla"). Sperando di far correre più veloce il tempo che manca alla fine di questa estate. E di sicuro tantissime altre cose che al momento mi sfuggono. Mando un grande bacio a chiunque passi qui in mia assenza, prima di andare ad approfittare dell'ultimo sprazzo di Liguria.
Domenica pomeriggio mi telefona un conoscente. Visto che è un po' di tempo che non gli capita di incrociarmi sulla sua via mi chiede informazioni recenti a mio proposito, successive alla classica banalità del "come stai?", a cui penso nessuno risponda solitamente diversamente da "bene" anche nel caso abbia un cappio legato al collo mentre punta l'estremità al bastone della tenda. Poi seguono le mie descrizioni del week end appena finito, le recensioni dei concerti visti, i programmi per l'estate. Poco prima dei saluti e della promessa di vederci il prima possibile mi rendo conto che nulla ho chiesto a lui a proposito di quello che lui ha fatto. Cerco immediatamente di riparare e quando parla di "lavoro" mi chiedo, "ma che lavoro fa?". Mi rendo perfettamente conto che il mio lavoro difficilmente qualcuno se lo scorda in quanto inusuale e il mio eterno tentativo di rendere interessante anche le sciocchezze nelle conversazioni mi rende spesso monopolizzatrice di queste. Ma in queste occasioni mi viene da chiedermi se tutte le battute a proposito del mio presunto egocentrismo che mi sento fare da sempre siano vere. Ma essendo la storia trita e ritrita, cosè l'egocentrismo? Cosa rende le persone egocentriche? Sistematica e con metodo scientifico sperimentale ho tentato di sondare il terreno più volte analizzando le persone considerate in questo modo che mi capitava di avere vicino. Ho scritto racconti e sceneggiature sull'argomento, la prima a quattordici anni. Ma ancora il dubbio di appartenere o no in questa razza la ho. In quanto l'astrologia parla chiara, il segno sotto il quale sono nata è uno dei più egocentrici dello zodiaco. Ma ho più volte notato che è trasvesale anche a questa scienza arcaica. L'unica cosa che ho capito sull'argomento è una. Questo difetto (come è considerato dai più) della personalità altro non è che la più grande spinta vitale che un essere umano possa avere. E' grazie all'egocentrismo che la gente cerca di migliorare, il proprio aspetto, la propria carriera, la propria personalità. Si è buoni e generosi nei confronti del prossimo. Per egocentrismo si combatte per i propri ideali, si sconfiggono i nemici e anche si ama. Quindi, sappiate, che la prossima volta che mi darete dell'egocentrica, lo prenderò come un complimento. E se lamentate che parlo sempre io, bhè, cercate di renderla più vivace voi la convesazione! E siate contenti per me, perché è per questo mio vizio che non sono mai finita al S.e.r.t. o in un istituto di igiene mentale.
POST DI SERVIZIO Domani 8 Luglio Piazza De Ferrari ore 17.30 manifestazione di solidarietà al popolo londinese diffondete il messaggio
La monotonia dei giorni estivi, le divertenti escursioni a documentare su nastro beta gli avvenimenti del mondo lasciano sempre più posto alle noiose e inutili ore passate a rimettere in ordine l'ufficio, curare la contabilità e rubare attimi per sognare nella rete. Allungo il breve percorso tra le due case con una finta scorciatoia, posta perfettamente a metà ma lontana da entrambe. E in quel piccolo scosceso spiazzo mi fermo. Di fronte alla piccola e ripida salita che porta alla scuola elementare dove voto da quando ne ho diritto, coperta da palazzo con il discount e i box che mi fanno ombra. C'è sempre ombra in quel punto. Mi nascondo e proteggo. Mi siedo sull'affare di cemente dalla forma ovoidale a fumare la prima sigaretta della giornata. Quella che spero sempre mi aiuti a placare lo stress delle quotidiane torture psicologiche, il crescente impulso omicida e trattenere la fame in anticipo. Che donna previdente e subdola. E mentre mi nascondo come una quattordicenne che non vuole essere vista fumare dai genitori penso a come la mia fantasia si innamori sempre di questi strani personaggi dagli strani comportamenti come questi, fantasticandone fino a trasformarli protagonisti di avventure mentali che a volte abbandonano le pieghe cerebrali per la carta. Così penso e mi chiedo se dai poggioli ornati di biancheria stesa, bandiere della pace e bandiere del Genoa, ci sia qualcuno che guardando ogni mattina alla stessa ora quella ragazza seduta di fronte ai posteggi a fumarsi una sigaretta prima di andaresene chissà dove, prova a immaginarsi la sua storia.
Mors tua, vita mea
Ogni tanto mi si accende la lampadina quando sento al tg la storica frase "i fatti di Genova". E penso, pappa, divertimento e lavoro assicurato. Ma i fatti di cui si parla ultimamente non sembrano solo essere gli ormai storici avvenimenti del Luglio del 2001 ma anche i recenti casi degli ingaggi di spie, guardie del corpo, etc. Quindi, un'ennesima situazione in cui è il littorio a darmi il pane. E ok, questa volta non lo ho sperato io. In molti momenti mi auguravo bombe alla questura per vivacizzare la monotonia del lavoro. Una volta una ne esplose, senza nessun morto per fortuna della mia coscienza. In concomitanza con i primi processi del G8 e manifestazioni a tema. Fu una settimana frenetica ed esaltante, tra questori Guevaristi e poliziotti da macchietta, cortei commoventi in cui ebbi la fortuna di conoscere quell'uomo eccezionale di Don Vitagliano e approfondire la mia stima per Don Gallo e la famiglia Giuliani. Un malore durante il corteo del giornalista mi fece diventare protagonista della cronaca. Dopotutto, conosco bene le facce. Gli inutili stazionamenti di fronte a casa Quattrocchi sarebbero stati ottimo materiale per qualsiasi comico. Ma su questo argomento non me la sento di giudicare troppo. L'uomo morto per la patria altrui lo conoscevo di vista. L'interno 21 di Via Lagustena tanto trasmesso da tutte le tv italiane dista poche decine di metri dalla mia residenza e il suo (chiuso da molti anni) era il miglior panificio del quartiere. Tutte le mie torte di compleanno di quando ero bambina erano state confezionate da lui. Quasi sempre uguali, di pastafrolla con crema di limone e la scritta "buon compleanno Irene" di cioccolato fondente e decorata con un ramoscello di mimosa.