allucinazioni tinta pastello
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Questi giorni di festa sono andati molto meglio di come cupamente li immaginavo. Bei regali, situazioni che prospettavo imbarazzanti o drammatiche non lo sono state, il mio stomaco non ha dato fastidio. Dopo tre mesi di vita quasi monacale, nonostante non mi pesasse affatto, sentivo la nostalgia della mia più divertente vita di prima. Mi sento fortunata se penso che mi è bastata solo una tre giorni forsennata, di ristoranti, aperitivi, bevute, locali, ballo, musica, arte e night life varia condita da una specie di bignami di tutte le persone che negli ultimi tempi avevo perso di vista per riassestare il mio equilibrio. Domani mattina molto presto, invece, il treno mi porterà fino a Napoli. Conosco l'Italia molto meno di altri paesi europei e voglio rimediare, questa è la prima meta. Torno a Genova giusto in tempo per Capodanno, e assieme ad altri pazzi, sarò a sfasciare la neo innaugurata casa di un vecchio amico. Morale della favola, auguri a tutti e arrivederci all'anno prossimo!
Dopa averci pensato tanto ho capito di aver iniziato a essere indifferente al Natale quando hanno smesso di regalarmi il calendario dell'Avvento. Non ho mai creduto a Babbo Natale e nessuno mi ha mai incoraggiato a farlo. Penso che alla maggior parte dei bambini piaccia crederci, nonostante le apparenze, perché alla maggior parte delle persone non piace dire grazie.
Il mio modo preferito di muovermi per la città è in autobus. Con un fazzoletto di pizzo ricamato intriso del profumo preferito alle narici per sfuggire all'odore nauseabondo dei compagni di viaggio e con walk man nelle orecchie per sfuggire la noia. Offre mille possibilità di alienazione e nessun obbligo di comunicazione. Mi piace soffermarmi sulle linee maestre, le divisioni in sestrieri, delegazioni, frazioni, le vie e i modi in cui sono indicate. Nei lunghi viaggi quotidiani si rivivono vite di centinaia di persone. Come penso tutti, mi chiedo spesso come starebbe un cartello con il mio nome sopra, date relative e funzione sociale svolta. E mi chiedo quanto realmente sappiamo di coloro a cui dedichiamo vie. Nel mio quartiere, che è molto recente, smise di essere campagna attorno agli anni '50, le vie sono quasi tutte dedicate a medici e filantropi (scelta abbastanza ovvia, dato che ospita il più grande ospedale d'Europa) più qualche caduto per la Libertà (anche di questo Genova è ricca). All'inizio del mio percorso nei mezzi pubblici passo nella tristemente famosa Piazza Alimonda, mille volte ripresa da qualsiasi mezzo di comunicazione. L'insegna è ancora come la si può vedere nelle copertine dei documentari e nelle magliette di qualche radical-chic. Con una linea che spodesta il nome del legittimo proprietario e segnato a penna il famoso "carlo Giuliani-ragazzo". Alla richiesta di cambiare il nome alla piazza quasi tutti i genovesi si sono indegnati e hanno negato. Povero Gaetano! (naturalista se non sbaglio) che avrà sicuramente condotto una vita esemplare tanto da meritare di dare il suo nome ad una graziosissima piazza quasi in centro, con tanto di basilica barocca e aree verdi. Io penso che tra cento anni invece potrà non essere più sua, tanto ormai il suo nome è passato in primo piano e se è conosciuta fuori la città è anche in tutta italia è certo per i più recenti avvnimenti che portano ad un solo nome. Non il suo! Dopotutto degli eroi del passato noi che ne sappiamo veramente? I media oggi sono più impietosi e dominanti. I pochi cronisti del passato, dai tempi dell'Impero Romano in poi amavano fantasticare e chissà quante merdacce oggi adoriamo leggendone le fantastiche (e fantasticate) gesta sui libri di storia. Se avessero avuto i cronisti di oggi forse il loro nome sarebbe rimasto solo su una lapide di un cimitero. Questo mio pensiero metropolitano mi accompagna fino al centro e per colpa di un cantiere il traffico deve cambiare rotta e spostarsi nella zona di Portoria, dove è situato il Palazzo di Giustizia. Ecco la via che porta al Tribunale è intitolata al celeberrimo eroe cittadino e nazionale Givanni Battista Perasso, il "Balilla" e di fronte al palazzo c'è una classicissima statua dell'eroe, nell'atto, da fanciullo, di scagliare la famosa pietra agli austriaci. E rido come ho già riso ai tempi in cui in quel luogo c'ero, a riprendere le immagini dei processi del G8. Dove centinaia di ragazzi venivano processati per aver compiuto la stessa protesta che aveva fatto assurgere il Balilla al un mito. La sua magra figura in bronzo sembrava li per definirsi il loro esempio. Ma il percorso continua, trascinandomi in vie e gallerie dedicate a santi. C'è una vasta frangia di atei che è contraria ai luoghi e ai comuni dedicati a santi. Personalmente, pur essendo anch'io atea e sempre più anticlericale, non riesco ad essere d'accordo. Non mi dispiace vivere in un quartiere dedicato ad un santo, di sicuro in vita sarà stato molto meglio di altri, come ad esempio, il generale Cadorna, a cui a genova è dedicato in grande viale di scorr5imento, che altro non era che un vigliacco assassino che non si meritava di sopravvivere alla I° Guerra Mondiale in cui ha portato alla morte tantissimi giovani. Mi sto interessando delle vite dei santi, ultimamente, e facendo fede alle fonti, erano tutti dei grandissimi pazzi (non me ne abbiano!), quindi non posso far altro che essere solidale! potrei andare avanti per ore (con una maggiore preparazione e voglia), ma certamente, diventare una figura storica è qualcosa di completamente casuale. A questo punto mi sento contenta che il nome della mia via sia di "antica denominazione", in dialetto genovese. Come sono rimasta piacevolmente stupita che, andando nella Riviera di Levante, percorrendo la strada litoranea, ogni quattro/cinque chilometri inizi un comune diverso. E ogni comune inizia con "Via "25 Aprile".
Ogni domenica il quotidiano genovese "Il Secolo XIX" con una piccola maggiorazione di prezzo distribuisce un mensile. Solitamente si tratta di qualche giornale di fitness e benessere, che promette di guarire ogni male con omeopatia & fiori di Bach o prevenire l'influenza aviaria con la dieta dei gamberetti. Ieri invece è la volta di "FOX uomo", versione maschile si "Cosmopolitan". Sfoglio per farmi due risate e tentare di rispondermi "cosa pensano gli uomini di noi(donne)?" Mi concentro sulla rubrica "tu e lei", articolo "le mosse per non sbagliare", ovvero "l'Abc che ogni uomo dovrebbe seguire (almeno ai primi appuntamenti) se vuole essere super con le donne..." Alla voce "intimità" leggo: "Una volta che siete insieme, comincia la rumba. Spogliala lentamente: e non ti inceppare nel reggiseno. E' un errore che le donne non amano. E non lo perdonano." Sono basita. Come tutte le appartenenti al sesso femminile a cui ho letto questo. Non è che il nostro autore usciva con una nazista della corsetteria?